Traversa

Chiesa di S. Martino

Prima del suo ampliamento, avvenuto nella seconda metà del Seicento, l’antica chiesa di S. Martino viene descritta negli atti della visita del vescovo Ninguarda del 1593 e del vescovo Carafino del 1627. Era a una sola navata, con una cappella dedicata alla Madonna e con abside semicircolare, soffitto a cassettoni, due porte, una sulla facciata e l’altra di fronte alla cappella della Madonna, ed era dotata di sacrestia. Sulla parete dietro l’altare maggiore era raffigurata l’immagine della Beata Vergine Maria, di San Martino e di San Vincenzo, santi titolari il primo della chiesa stessa e il secondo della plebana di Gravedona cui Traversa era soggetta. Possedeva un altro altare, situato nella navata dalla parte del Vangelo, con l’immagine di San Carlo in preghiera, dipinto ora situato sulla parete destra del presbiterio. Fu realizzato nel 1625 da Giovan Battista Macolino di Gualdera di Fraciscio, in val S. Giacomo, abitante all’epoca a Vercana, come “ex voto” (come dice la scritta sullo sgabello davanti all’inginocchiatoio del santo) per uno scampato pericolo durante un’epidemia di peste: con ogni probabilità l’epidemia di peste scoppiata a Palermo nel 1624 e cessata proprio nel 1625 per intercessione, secondo la credenza unanime, di santa Rosalia, il cui corpo era stato rinvenuto in una grotta sul monte Pellegrino durante il contagio.

La chiesa, eretta in parrocchiale nel 1632, fu riedificata e ampliata in varie fasi. Nel 1662 Giovan Antonio Necchi legava alla fabbrica 25 scudi per concorrere al futuro rifacimento del coro. Una data indicativa di un momento della ricostruzione (1682) appare scolpita sul portale laterale.

Nel 1668, al momento della visita pastorale del vescovo Torriani, era presente sull’altar maggiore un tabernacolo ligneo dipinto e dorato; il battistero si trovava a sinistra dell’ingresso sotto una nuova cappella ancora da imbiancare e senza l’immagine di san Giovanni nell’atto di battezzare Cristo, che si ordinava di realizzare. La cappella maggiore non aveva ancona né trabeazione e Crocifisso sotto l’arco d’ingresso e non c’era il pulpito. Nel vestibolo era presente la duplice immagine del titolare: San Martino catecumeno a sinistra e San Martino vescovo a destra.

Le famiglie della cura erano 55 suddivise in quattro ”vici”: Argesio con 4 famiglie, Rancio con 23, Rancio Rotto con 16 e, con 12, il vico più lontano (mezzo miglio), Travisa, dove non esistevano né chiesa né oratorio. Le anime da comunione erano 160, gli abitanti complessivamente 261.

Attualmente la chiesa si presenta a una sola navata con presbiterio rettangolare, dotato di stalli lignei e separato dall’aula tramite un’elegante balaustra marmorea, e quattro cappelle laterali. Le due di destra sono dedicate alla Madonna del Rosario e a san Francesco di Paola e conservano nella nicchia sopra l’altare rispettivamente una bella statua lignea policroma della Vergine del Rosario col Bimbo e un’interessante scultura di San Francesco di Paola, attribuita al bellagino Andrea Albiolo. Le due cappelle di sinistra sono dedicate al Sacro Cuore e, quella presso il presbiterio, al Crocifisso. Quest’ultima possiede un suggestivo Crocifisso ligneo che ha per sfondo un affresco con le Tre Marie in lacrime attribuito ad Antonio Maria Caraccioli da Vercana.

Sopra l’altare maggiore, entro una nicchia, è situata la statua lignea di San Martino benedicente, in abiti vescovili; sulla parete sinistra del coro è appesa una tela raffigurante la Madonna col Bambino tra san Luigi Gonzaga e santa Rosalia con un angelo reggente un giglio e una sferza, attributi iconografici dei due santi; sulla parete destra sta il dipinto con San Carlo in preghiera.

L’organo sopra la bussola è opera di Giuseppe Colombi di Gottro e del figlio Domenico che lo realizzarono nel 1782.